Il piccolo cementificio vittima della crisi

 

Ipnotizzate dall’asfalto e dal grigiore di una provincia meccanica che anestetizza qualsiasi slancio di iniziativa, ci troviamo ad esplorare senza un preciso piano una delle aree industriali della periferia di Roma.

La vista di enormi silos arrugginiti ci risveglia dal nostro torpore, portandoci ad abbandonare la fida Peugeot sul ciglio della strada nel giro di qualche secondo.
Questa tetra industria, oltre ad essere free entry, ha anche l’altro vantaggio di essere immersa in una desolazione irreale, che ci permette di svolgere la nostra esplorazione in tutta tranquillità.
L‘impianto è piccolo ma ben conservato e ricco di spunti fotografici.

Con grande stupore notiamo che l’edificio adibito a sala comandi ed ufficio è aperto. Qui molte cose sono ancora al loro posto, tra cui il pannello comandi utilizzato per gestire le operazioni di produzione del calcestruzzo. Il calendario fermo ad aprile 2009 ci dà una minima indicazione temporale, compensando le pochissime informazioni a nostra disposizione. A fianco la cabina elettrica è ormai spoglia di tutti i quadri elettrici. Non restano che le indicazioni di alta tensione e le norme di sicurezza a testimoniare il suo passato produttivo. Nell’area retrostante gli uffici ci sono ancora mucchi di materie prime, parti meccaniche e nastri trasportatori accatastati ad arrugginire. A fianco una piccola casupola inaccessibile per via dei rovi, che presumiamo dovesse avere la funzione di deposito.

A giudicare dal cartello posto all’ingresso, la chiusura avrebbe dovuto essere soltanto temporanea, ma probabilmente la crisi del settore, e la presenza in zona di impianti ben più imponenti, non devono aver giocato a suo favore.

 

 

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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