Il castello del gigante

La foto di un’elegante poltrona precipitata su un cumulo di macerie, è probabilmente uno degli scorci più noti della fotografia urbex.

Oggi in fase di recupero dopo il disastroso terremoto del 2012, è stato uno dei castelli neogotici più belli della valle padana. La storia di questo castello ha inizio nel lontano Trecento. La torretta d’avvistamento, che ha resistito anche al sisma, fu realizzata a scopo difensivo da un noto condottiero della zona che, secondo la leggenda, avrebbe fatto realizzare una seconda torretta, nata all’interno delle merlature della prima, dedicandola all’amata moglie.

Rimaneggiato più volte nel corso dei secoli divenne, negli ultimi anni di vita, la sede di un’associazione culturale gestita da uno studioso americano, che qui organizzava eventi di lettura, mostre d’arte, serate di musica classica e jazz, in virtù dell’amena atmosfera di campagna che ancora oggi si respira. Gli scaffali ricolmi di libri aggrappati ai pochi muri rimasti in piedi, ricordano quel periodo fiorente, in cui le stanze risuonavano del suono dei pianoforti e dei brusii dei lettori.

Pile di libri accatastati, forse per un disperato tentativo di ridargli una meritata destinazione, sono la costante di tutte le stanze. Alcune pagine, sono ancora aperte con i segnalibri sui comodini delle stanze che nell’ultimo periodo erano adibite a b&b. C’è addirittura un piccolo salottino da the, con confezioni di Twinings scadute da diversi anni.

L’arredamento superstite è ancora quello di una reggia: mobili antichi, affreschi, tappezzerie e lampadari sfarzosi, parlano di un passato recente che sembra lontanissimo. Mese dopo mese le foto delineano la storia del disfacimento temporale del castello: il pavimento si sgretola a vista d’occhio e i soffitti squarciati lasciano intravedere le travi del sottotetto

Lo scalone d’onore, con i colonnati in marmo, il soffitto a cassettoni e le volte a crociera, sembra quasi essere stato risparmiato dalla furia della natura. Non si può dire lo stesso della torretta merlata, estremamente traballante, che ospitava le stanze da letto per i turisti e una piccola cappella gotica già abbellita da qualche urbex arredatore.

Ma la vera attrazione è quella che si trova al piano terra, e dà il soprannome al castello. Si tratta della cosiddetta “statua del gigante“, un’opera in cartapesta inizialmente esposta all’Accademia di Belle Arti di Bologna e poi rimasta nel castello in seguito al terremoto. E purtroppo, è solo una delle tante opere rimaste intrappolate tra le macerie.

 

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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