Qvando c’era lvi…incursione in un casolare fascista

 

Nuove peripezie immobiliari ci portano in uno dei tanti casolari che costellano la campagna romana, in una zona risanata ormai quasi un secolo fa, negli anni in cui Italia si preparava a far fronte alla carenza di cereali e all’urgenza alimentare con grandi bonifiche e fondazioni nelle terre vinte alle paludi.

Le origini di questo podere risalgono appunto al Ventennio: fondato nel 1935 dall’Opera Nazionale Combattenti, in accordo col partito fascista, si inseriva nel quadro di recupero di una zona che era stata malarica sin dal medioevo e che proprio in questo periodo vede la fondazione di piccole unità rurali di insediamento per i nuovi coloni, reduci meritevoli.

In genere, la casa colonica annessa al terreno da coltivare era articolata in due piani: al piano terreno trovavano posto una grande cucina, una sala da pranzo ed un magazzino. Al primo piano tre o quattro camere da letto. Adiacente alla casa c’era la stalla, collegata direttamente o mediante un portico ed, in base ad essa la concimaia. Poco distanti, sempre all’interno del podere, si trovavano un pozzo, il forno, il lavatoio, l’abbeveratoio, il porcile e il pollaio.

Oggi è quasi impossibile distinguere queste strutture semidistrutte, un paio delle quali sono inaccessibili per via dei rovi. La stessa area abitativa, abbandonata allo scorrere del tempo è in fragile equilibrio, tanto che di recente ne è stato proposto l’abbattimento. Nell’alta vegetazione, divorati dalla ruggine, affiorano i resti degli  attrezzi che un tempo venivano usati dai contadini della zona: ranghinatori per fieno, strumenti per arare e portare il grano, del tutto identici a quelli che si ammirano nei vari musei dedicati al mondo agricolo.

Come molte altre case del periodo, anche questa presentava le pareti interne e le porte dipinte di azzurro: si credeva infatti che questo colore tenesse lontana la zanzara anofeles e con essa la malaria mortale. Al primo periodo risalgono probabilmente anche le pitture delle camere da letto, con eleganti decorazioni floreali su una base color cipria, e le piastrelle del pavimento dai disegni geometrici.

Nel corso degli anni ha comunque subito diversi interventi sia estetici che strutturali: vedi i bagni, o anche l’elettricità e l’acqua corrente che non erano presenti originariamente.
Non sappiamo fin quando sia stato utilizzato; possiamo supporre che fino a 30-40 anni fa avesse ancora un proprietario. Anzi, ultimamente pare sia stato occupato da nuovi “inquilini” che non abbiamo avuto il piacere di conoscere.

 

 

Commenti
The following two tabs change content below.
Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

Ultimi post di Alessia (vedi tutti)