La villa del dottore

Non c’è una villa che possa vantare più soprannomi nelle mappe urbex di quella che si trova nelle campagne emiliane: da villa del medico impazzito a villa dei pavoni, da villa del sombrero giallo a villa dei misteri.

Del dottore impazzito non abbiamo nessuna prova ma si sa, la fantasia degli esploratori stupisce sempre. Qui abitava invece un rinomato e stimato medico, votato alla scienza. Ci sono però i pavoni, che si aggirano nei campi circostanti, e il sombrero giallo, ovvero il divanetto circolare verde lime che è l’oggetto più fotografato della casa. Di misteri invece ce ne sono molti, su tutti il motivo e l’anno di abbandono della villa.

Tantissime le foto e i documenti sparsi per i due piani della casa, così come gli strumenti di lavoro del dottore: scatole di medicinali, flaconi di pillole, fialette, ricette, stetoscopi e un tavolo da lavoro con tanto di ossa e strumenti di misurazione. E tantissimi anche gli affreschi, che abbelliscono persino i sottoscala. Fra i trattati scientifici sparsi nella casa, fanno capolino tantissime cartoline e polaroid, che testimoniano l’interesse del proprietario per i viaggi e la fotografia. Stando sempre alle foto e ai riconoscimenti appesi alle pareti, il dottore viaggiava molto per tenere conferenze e convegni, ecco spiegato il perché delle tante valigie.

Probabilmente condivideva la casa con una donna, presumibilmente la moglie, come possiamo dedurre dagli abiti anni ’50 ancora conservati negli armadi. I cassetti dei comò ancora custodiscono i guanti di seta, le pochette di cuoio e le scarpe in vernice simbolo di una femminilità d’altri tempi. Curiosamente, non si trovano foto della donna appese alle pareti, ma solo tanti ritratti del dottore. Sei le stanze da letto, che non sappiamo se fossero utilizzate da eventuali figli o dal personale di servizio.

Come anticipato, sappiamo poco anche della storia della casa che, per un breve periodo nel 1944, venne occupata da 300 tedeschi appartenenti alla divisione paracadutisti. Osservando le foto più recenti, e tenendo in considerazione le date delle ricette, possiamo supporre che sia stata abbandonata negli anni ’70.

 

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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