L’Anonima Sarda e il re delle scarpe

La storia di questa villa ha riempito a lungo le pagine di cronaca sul finire degli anni Settanta. Nel decennio degli anni di piombo e del banditismo, il fenomeno dei sequestri di persona divenne una vera e propria industria del crimine.

Tra le mura di questa villa ottocentesca andò in porto, nel 1977, il primo rapimento di persona nelle Marche. La vittima designata era il proprietario della villa, un industriale del settore calzaturiero molto noto anche al di fuori della regione, tanto da essere definito uno dei re della scarpa del triangolo calzaturiero marchigiano.

Sei persone incappucciate, facenti capo all’Anonima Sarda, fecero irruzione per prelevarlo dalla sua abitazione quella sera. Con l’inganno si fecero aprire dalla padrona di casa, legata e imbavagliata, per poi fare incetta di gioielli, argenteria e denaro. L’anziano imprenditore venne trascinato in una 126, e portato al nord senza che nessuno potesse avvisare tempestivamente le autorità.

Grande l’angoscia per la moglie e i fratelli dell’uomo che, malato di cuore, non avrebbe potuto sopportare una prolungata e sofferente prigionia. La guerra dei nervi proseguì per altri quattro mesi, fra trattative ed estenuanti attese, quando finalmente, nel mese di aprile, l’imprenditore venne liberato. Pare che abbia trascorso la sua prigionia sul monte Conero, luogo ben noto ai suoi sequestratori, che l’avevano già utilizzato come base per altri rapimenti. Il processo comminò 60 anni di carcere al suo mandante, che però oggi si trova libero per decorrenza dei termini.

Dopo la morte dei coniugi, probabilmente a causa di diatribe ereditarie, la villa è rimasta abbandonata al suo destino. Un parco enorme con vasche, fontane, statue e un’enorme piscina, è solo un assaggio dello sfarzo degli interni. Un edificio distaccato, con le fattezze di un piccolo fortino merlato, ospitava la cappella di famiglia e altri ambienti di servizio.

Il buon gusto dei proprietari si riflette anche nei particolari secondari: nei corrimano in ferro battuto con intagliati dei dragoni, nelle tappezzerie in raso damascato e negli abiti signorili ancora appesi nelle loro stampelle. Dovevano essere grandi estimatori dell’arte e della cultura, considerando i tantissimi libri, quadri e opere d’arte sopravvissuti. Amavano viaggiare  molto, anche all’estero e, davanti al caminetto, si riunivano per ascoltare musica classica e prendere il the nelle porcellane dipinte a mano.

Eppure, qualcuno, in tempi recenti, deve essere tornato ad abitarla per trovare riparo dal freddo della passata stagione. Ci sono infatti un paio di bivacchi con coperte invernali, resti di cibo e felpe e vestiti che non corrispondono a quelli del suo storico proprietario.

Pur essendo una costruzione di una certa importanza storica, e di una bellezza invidiabile, continua a svuotarsi di mese in mese, presa d’assalto da rigattieri, senzatetto e urbex che non si limitano a prendere solo emozioni.

Commenti
The following two tabs change content below.
Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

Ultimi post di Alessia (vedi tutti)