La villa dell’architetto

È stato uno degli architetti che più di ogni altro ha legato la propria attività a Lucca, tanto da realizzare alcune delle opere che ancora oggi figurano nelle guide turistiche della città.

Nei quasi trent’anni di attività al servizio del Ducato retto da Maria Luisa di Borbone, Vincenzo Nottolini progettò e realizzò una lunga serie di opere pubbliche e monumentali, oltre ad importanti restauri e ristrutturazioni. Tale fu l’apprezzamento da ricevere nel 1818 il titolo di Architetto Regio della Casa Reale e Corte.

A lui si deve l’attuale sistemazione ellittica di piazza dell’Anfiteatro, tra le più frequentate attrazioni turistiche di Lucca, la progettazione della linea ferroviaria Lucca-Pisa, e la realizzazione del monumentale acquedotto cittadino, che corre a sud dal monte di Guamo fino alle porte della città.

Nella sua città natale soggiornò per tutta la vita, fatta eccezione per piccoli viaggi studio all’estero. Fino al 1851, anno della sua morte, abitò in una splendida villa alle porte della città, progettata da lui stesso. Immersa nel verde di una tranquilla periferia residenziale, era composta da un blocco principale e da una dépandance, circondati da un grande parco ora ridotto a una selva. Tra la vegetazione fanno capolino lampioni abbattuti, statue monche, e una targa, che ci informa del restauro della villa avvenuto nel 1963.

Anche nella casa resta ormai ben poco per ricostruirne la storia. Sugli scaffali impolverati, tante le fotografie ammuffite appartenute agli ultimi proprietari, risalenti agli anni ’60-’70. La radiografia della rotula attaccata alla finestra ci indica che, almeno fino al 1999, qui doveva viverci ancora una famiglia.

E la immaginiamo riunirsi davanti al grande caminetto della dépandance, dove tutto è ancora allestito come se fosse la vigilia di Natale, anche se nessun 45 giri risuona nel jukebox. Sul tavolo da biliardo sopravvivono ancora le stecche dell’ultima partita.

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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