Monterano Antica: dalla decadenza al rilancio nel cinema

Alle porte di Roma, il borgo fantasma di Monterano Antica continua ad affascinare dal vivo e sul grande schermo.

Suggestiva, desolata ed imponente nella sua decadente fragilità, Monterano non si lascia descrivere con pochi e schematici termini.

La città fantasma racchiude il fascino selvaggio del borgo riconquistato dalla natura, conservando al contempo la maestosità delle vestigia passate. Per via della sua ricca e antica storia, testimonianze storiche di epoche diverse si sovrappongono in un insolito e suggestivo connubio architettonico e paesaggistico.

Abbandonata alle soglie dell’Ottocento, Monterano Antica deve gran parte del suo fascino alla cornice ambientale che la circonda. Il borgo fantasma si trova su uno sperone tufaceo tra i monti della Tolfa e il lago di Bracciano, immersa in una riserva naturale tra pascoli, boschi, corsi d’acqua e sorgenti sulfuree.

Abitata sin dall’età del bronzo, fu un importante polo di sviluppo economico e culturale già in epoca etrusca. Il suo prestigio crebbe ulteriormente in epoca altomedievale, quando divenne la sede episcopale di una diocesi piuttosto vasta.

Sulla rocca, in posizione predominante, spicca il castello Altieri. Un massiccio blocco roccioso appartenuto in precedenza agli Orsini e acquistato, nel corso del Seicento, dalla famiglia Altieri. Furono loro a commissionare a Gian Lorenzo Bernini il restyling urbanistico della città. L’architetto progettò la chiesa, il convento di San Bonaventura e la mirabile fontana del leone ai piedi del palazzo ducale, mentre l’architetto e scultore Carlo Fontana si occupò del rifacimento della facciata. Oggi sia la fontana ottagonale che il Leone del Bernini possono essere ammirati rispettivamente nella piazza del Comune e all’interno dell’edificio comunale di canale Monterano.

Gli Altieri non poterono godere a lungo del nuovo feudo: le esalazioni di zolfo, provenienti dalle sottostanti attività estrattive, portarono gli abitanti ad abbandonare gradualmente il borgo, probabilmente flagellato anche dalla malaria.

Sul finire del Settecento i rivolgimenti politici coinvolsero direttamente anche Monterano. Nel febbraio del 1798 le truppe francesi entrarono a Roma, mettendo provvisoriamente fine al potere temporale del papa e instaurando la Repubblica romana. Monterano venne incendiata e saccheggiata, costringendo alla fuga i pochi abitanti rimasti in un centro già da tempo in rovina.

Da allora gli edifici della vecchia Monterano giacciono allo stato di rudere. Diversi restauri portati avanti a partire dal 1995 hanno permesso il recupero di gran parte dell’ex centro abitato, ma crolli recenti hanno evidenziato la necessità di una salvaguardia continua.

Percorrendo il sentiero che costeggia l’acquedotto romano si raggiunge una delle porte d’accesso della città, la porta Cretella, arroccata sul costone della montagna. Ci si deve inerpicare lungo una stradina tortuosa, camminando sulle macerie di alcune abitazioni, per raggiungere il palazzo ducale. Qui resiste il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta, unico sopravvissuto allo scorrere del tempo.

L’impatto visivo una volta raggiunta la spianata è davvero d’effetto. Uno spazio immenso si apre all’improvviso dopo la ripida salita,quasi interamente occupato dai massicci torrioni del castello, costruito a più riprese tra XII e XVII secolo e considerato uno dei luoghi simbolo della città perduta di Monterano. Sotto l’elegante loggiato a sei arcate si trova la splendida fontana “Capricciosissima”, realizzata dal Bernini sfruttando le fondamenta rocciose della struttura. Sulla sommità di una scogliera un leone è raffigurato nell’atto di scuotere una zampa per far sgorgare una cascata d’acqua che ricadeva nella vasca sottostante.

Fuori dall’abitato, attraversando quella che un tempo era la porta principale del borgo, si arriva al complesso di San Bonaventura. La pianta centrale della chiesa è quasi interamente occupata da un pluricentenario esemplare di fico cresciuto spontaneamente che,secondo la leggenda, ospiterebbe lo spirito del posto. Alle spalle si apriva un grande chiostro, dove la vista spazia nel verde della riserva naturale fino ai monti della Tolfa.

Ma il vero colpo d’occhio si ha nello spazio antistante la chiesa, dove risalta la sua bellissima facciata scenografica e la copia della fontana ottagonale del Bernini. Sembra un luogo sospeso nel tempo, allestito come se fosse un set cinematografico, e anche per questo Monterano è stata la scelta più ovvia per molti registi. A partire dagli anni ’50, questa location ha infatti ospitato le riprese di famosi film di ambientazione storica, da Ben-Hur a Brancaleone alle Crociate, ma quello che l’ha resa più nota è sicuramente Il Marchese del Grillo. Qui il ribelle Don Bastiano incontra il marchese Alberto Sordi, mentre a fare da comparsa nel romantico Ladyhawke sono l’acquedotto e il palazzo ducale di Monterano.

Scendendo nuovamente a valle, in direzione S-E si trovano le solfatare, a dimostrazione dell’importanza che la produzione di zolfo aveva per tutta la zona a partire dal ‘700. Poco più avanti la cascata della Diosilla, alimentata dal torrente Bicione, nota per il suggestivo colore dell’acqua che varia dal giallo ruggine, al blu, al bianco, per via della presenza dello zolfo in sospensione.

Esplorare Monterano significa compiere un viaggio nel tempo: nel tempo dell’uomo con le sue vicende antiche di oltre 3.000 anni, ma anche nei tempi molto più lunghi della Natura, che ha modellato questo paesaggio straordinario.

Commenti
The following two tabs change content below.
Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK
error: Content is protected !!