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L’ospedale abbandonato del piccolo borgo

Arroccato nel dedalo di vicoli che caratterizzano il piccolo borgo medievale di Segni, il vecchio ospedale quasi si confonde tra le architetture più antiche del paese e sfugge facilmente all’occhio del visitatore meno attento.

Massicci portoni in legno, sormontati da lunette in ferro battuto, portali in pietra ed un’elegante scalinata d’accesso fanno pensare più ad un palazzo signorile che non ad una struttura sanitaria. Eppure, nonostante i resti di un cantiere incompiuto, ed i segni del tempo che lo stanno lentamente consumando, ancora si mostra in tutta la sua grandiosità.

Pochissime le poche notizie certe a disposizione, nonostante sia stato un punto fisso della comunità e tutt’oggi venga ricordato con affetto dagli anziani del paese. Per conoscerne la storia dobbiamo risalire al 1812, quando ha inizio l’attività dell’Opera Pia Milani Rossi, fondata dal segnino Leandro Milani. All’attività contribuirono molti cittadini con sostanziose offerte e lasciti testamentari, sostegni di cui si ha ancora memoria grazie alle targhe dedicate ai vari benefattori che venivano affisse all’interno dell’ospedale. Tra queste è ancora ben visibile, al piano superiore, quella in memoria di Maria Valenzi che, morta senza figli, donò tutto all’ospedale del suo paese natale. Quella di Don Gaetano Rossi, canonico della vicina cattedrale, fu senz’altro la donazione ne segnò maggiormente la storia: oltre ai suoi averi, devolse le mura stesse dell’Opera, sancendo la nascita del nosocomio vero e proprio.

Nello stesso periodo la gestione dei bisognosi venne affidata alle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli, che si occupavano in particolar modo dell’istruzione delle fanciulle, cui si rivolgevano con diverse attività formative e ludiche.

Grazie al sostegno di prodighi cittadini, ma anche di chi, nel corso degli anni, vi aveva trovato rifugio e cura, l’Opera Pia poté continuare la propria missione fino all’apertura del vicino ospedale di Colleferro. In seguito cadde in uno stato di completo abbandono com’è tutt’oggi.

Malgrado ciò, tante piccole tracce continuano a raccontare sottovoce la sua illustre storia, a cominciare dalle già citate targhe commemorative sparse nei vari locali della struttura. A sfidare il tempo anche molte medicinali, moltissimi sigillati, riposti nei vari armadietti insieme a fialette, foglietti illustrativi e qualche modesto attrezzo di infermeria.

Al primo piano, nella sala della degenza, i letti in metallo sono ormai sprofondati nelle voragini del pavimento. Gli ambulatori veri e propri si trovavano all’ultimo piano: aerosolterapia, odontoiatria, terapia fisica, medicina generale e chirurgia di cui non resta che la solitaria poltrona odontoiatrica in attesa del prossimo paziente.

 

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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