Palazzo B.: da residenza baronale a museo dimenticato

Ci sono luoghi che possono raccontare più di un intero libro. Luoghi carichi di vissuto, capaci di parlare attraverso il muto linguaggio dell’abbandono. Una lingua non verbale, che si esprime sotto forma di fotografie e oggetti di vita vissuta.

In questa casistica rientra il palazzo della famiglia B., di nobile discendenza baronale, piuttosto attiva nella politica locale, tanto da annoverare ben tre sindaci del capoluogo abruzzese nella sua stirpe.

Molti i beni, i terreni e i palazzi acquisiti nel corso dei secoli, anche al di fuori dei confini regionali, fino da essere riconosciuti come signori del territorio dal Medioevo all’Unità d’Italia.

Anche questo palazzo, per monumentalità e pregio artistico, tradisce le sue origini aristocratiche. Arroccato su un borgo di origine feudale, si trova in posizione prominente sulla piazza centrale, con una vista che spazia fino al Gran Sasso. Dapprima residenza estiva dei baroni, divenne la sede del Comune in epoca recente, per ospitare infine il Museo dell’Artigianato Locale.

Ecco dunque spiegati gli allestimenti che si susseguono di stanza in stanza, in un percorso narrativo scandito da fotografie e riviste d’epoca, dipinti di artisti abruzzesi, ceramiche locali e altri manufatti artigianali. È un viaggio nel tempo fatto di volti e oggetti di vita quotidiana, lo spaccato di una civiltà passata destinato ad essere irrimediabilmente perso.

Il violento sisma del 6 aprile 2009 non ha solo cambiato la vita di migliaia di persone, ma ha anche seriamente compromesso il patrimonio artistico e culturale di una regione ricchissima in tal senso. Il palazzo baronale non è scampato alla furia distruttiva di quella notte.

Pesantemente sventrato e sorretto a malapena dai sostegni allestiti per la messa in sicurezza, non ha più nessuno a cui raccontare le sue storie. SI cammina a fatica, a passi incerti, su un pavimento traballante e polveroso. Anche il soffitto è venuto giù in più punti, portando con sé delle volte riccamente affrescate.

Ammucchiati come carta straccia, soggetti a muffa e intemperie, cumuli di fotografie in bianco e nero, quotidiani risalenti a inizio Novecento, libri e archivi storici testimoni di uno spaccato di società italiana ormai scomparso.

Da notizie recenti pare che palazzo B. sia stato smantellato e messo in sicurezza. Che sia l’inizio di una nuova vita per il suo piccolo patrimonio?

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK
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