Villa Rosa: la masseria moresca del Gargano

“Per te o mia Rosina questa villa che tutta la mia vita ormai rinserra, io volli progettare e costruire. Disagi, avversità, violenze infami non valsero a fermare il mio cammino più forte fu la fede più forte ancor l’amore VINSI! E la tua reggia alfin dal sol baciata da mille e mille piante profumata brillò su questa arida pietraia. Ma tu la mia fatica compiuta non vedesti! Dal ciel mi sorridesti e il tuo sorriso fu tutto il premio ch’io avea sognato 1940 – XVIII”.

Posta in posizione privilegiata tra le alture selvagge del Gargano e il golfo di Manfredonia, Villa Rosa nacque come dichiarazione d’amore del suo ex proprietario, il cav. Vincenzo d’Onofrio, alla moglie Rosina Longo, che per lei la fece realizzare tra queste bucoliche distese di ulivi e mandorli. Il nome attuale è una dedica alla donna amata, che però morì nel 1935, prima che i lavori venissero ultimati. Questo, però, non bastò a perpetrarne la memoria: il cavalier d’Onofrio fece apporre, nel salone principale, una targa ovale in marmo come dedica immortale a Rosina. La costruzione venne terminata nel 1940, a 12 anni dall’inizio dei lavori. Oltre alla magnifica casa con mattoni a vista di color rosso, vennero innalzate altre costruzioni: un pollaio, un porcile, una colombaia, la casa del guardiano, una stalla, un magazzino e un deposito.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, Vincenzo d’Onofrio, ospitò cinque famiglie di sfollati e, per un periodo, un comando delle forze armate alleate. Qui morì nel 1964, lasciando la villa agli eredi insieme al rinomato pastificio “D’Onofrio e Longo”. Purtroppo, nel 1966, a causa di problemi finanziari, furono costretti a chiudere l’attività del pastificio e, per far fronte agli oneri di liquidazione del personale dipendente, decisero di vendere la villa. La villa passò sotto diversi proprietari, fino al 1974 quando venne concessa in usufrutto perpetuo alle suore e il seminario arcivescovile di Manfredonia. Inizia il periodo di declino e trascuratezza, cui il Comune cerca di rimediare cercando di destinare la struttura ad ospitalità di “sfollati e senza tetto”. Ma, la mancanza di qualsiasi tipo di controllo, contribuì alla devastazione di un prezioso patrimonio.

Oggi, spoglia di tutta la sua magnificenza, vandalizzata e data alle fiamme, è soltanto il pallido ricordo della villa magnificente che fu. E’ scomparsa anche la dedica a Rosina, smurata con assurda cattiveria e ignoranza. Di uno dei luoghi più belli e romantici del territorio pugliese non resta che un vuoto scheletro. In attesa che qualcuno possa amarlo di nuovo, come Vincenzo ha amato la sua Rosina.

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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