L’oleificio della Magliana: un museo di street art a cielo aperto

Questo mostro arrugginito che costeggia la Roma-Fiumicino non è certo un bel biglietto da visita per chi entra in città dall’aeroporto.

All’altezza del viadotto della Magliana, uno scenario apocalittico post industriale invaso da discariche abusive di auto, capannoni arrugginiti e scheletri di fabbriche, si è sostituito alla florida area industriale che era fino a 30 anni fa.

Poche sono le notizie che ci permettono di ricostruire la storia dell’oleificio della Magliana. Sappiamo per certo che, fino al dopoguerra, produceva con metodi meccanici olio di semi e soia. A fianco sorgeva un’azienda che lavorava scarti alimentari, come ossa o grasso animale.

I ventimila metri quadrati di silos e magazzini abbandonati, oggi hanno dato spazio a senzatetto e sbandati che ancora oggi continuano ad occuparne le strutture fatiscenti nonostante gli sgomberi.

Unica nota di colore: i tantissimi writers che nell’oleificio della Magliana hanno dato sfogo alla creatività, quasi a voler riportare l’arte e la bellezza in un luogo abbruttito dall’uomo stesso.

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