Faraone Antico, il borgo minacciato dai terremoti

 

Un simile, triste, destino accomuna molti borghi, ormai dimenticati, dell’entroterra abruzzese. E’ la terra che trema e che si riappropria dei suoi spazi, cancellando dalle cartine paesi un tempo fiorenti e pieni di vita. Tra questi Faraone Antico, un castello sui generis che non aveva la solita ubicazione in posizione dominante su di una valle, ma quasi nascosto, a voler passare inosservato. Animato da 1500 abitanti nel periodo di massimo splendore, oggi è uno dei borghi fantasma più gettonati del Centro Italia.

Adagiato su di una piccola altura dominante il corso irregolare del fiume Salinello che qui sposa il Vibrata, Faraone antico è in una sorta d’isolotto collegato alla terraferma da un piccolo ponte circondato da fossi. Ha resistito alle guerre e allo scorrere del tempo, ma la furia incontrollabile della natura lo sta sgretolando pezzo dopo pezzo.

Il suo lento decadimento ha inizio con il disastroso terremoto di Campotosto del 1950 quando, il 5 settembre, una violenta scossa dell’ottavo grado della Scala Mercalli causa danni ingenti all’abitato. A ciò andava ad aggiungersi anche l’accentuarsi del movimento franoso della rupe ad est che stava iniziando a lambire l’incasato. La volontà di cambiare sede dell’abitato era dunque molta, e ciò fu possibile grazie all’intervento  del parroco del borgo, Don Giovanni Reali, che sfruttò le sue conoscenze delle alte sfere per ottenere i fondi per la costruzione di Faraone nuova. Con decreto del presidente della Repubblica Luigi Enaudi nel 1952 viene autorizzato il cambiamento di sede, favorito da ingenti fondi destinati alla ricostruzione. Per la migrazione completa dal vecchio al nuovo paese ci vollero più di 15 anni.

Ad oggi, una sola famiglia alloggia all’interno delle mura, nonostante gli ultimi terremoti abbiano dato il colpo di grazia a questo piccolo borgo, in cui non restano che ruderi e macerie, in un groviglio di vegetazione che rende difficoltosa qualsiasi esplorazione.

Eppure, questo borgo che oggi ci appare così instabile e caduco, nel medioevo era un formidabile luogo di difesa. Qui si insediarono i Longobardi che, dilagando in quest’area in seguito allo sgretolamento dell’impero romano, avevano con pochi uomini conquistato enormi territori ed erano costretti ad asserragliarsi in luoghi imprendibili, come nel caso di Faraone. Al popolo germanico si deve lo stesso toponimo: il termine longobardo «fara» che, dapprima aveva assunto il significato militare di «spedizione» o «insediamento a scopo militare», col tempo, quando i Longobardi diventeranno un popolo stanziale, assumerà la connotazione agricola di «piccolo nucleo demografico e fondiario». Le prime notizie sull’esistenza dell’antico borgo sono del 1001 con la donazione di alcuni suoi beni collocati nel castello di Pharaone da parte di Raterio, un monaco di Montecassino.

La sua posizione strategica farà gola anche al Ducato di Spoleto che, per garantirsi il controllo della via Metella e della consolare Salaria, darà vita ad un vero e proprio baluardo militare fortificato interamente circondato da mura perimetrali di difesa. Nel corso dei secoli diventerà possedimento di varie nobili famiglie, ma anche di vescovi e prelati, fino ad arrivare ai baroni Ranalli, che la governeranno fino al 1950.

Il glorioso passato di postazione militare è ancora oggi intuibile dal fossato che circonda Faraone Antico, un tempo oltrepassabile grazie ad un ponte levatoio ed oggi sostituito da un semplice ponticello, e dai pochi resti di mura addossati al portale d’accesso. Si accede al borgo attraverso un arco sormontato da una bellissima torre merlata con incastonata una particolarissima effigie raffigurante una Madonna con bambino alla quale San Giovannino porge il paese di Faraone, a ricordo di quando il paese fu miracolosamente risparmiato dalle incursioni nemiche del 1944. Da qui ci si ritrova sulla piazza principale del paese, dove si trovano la chiesa dedicata a Santa Maria della Misericordia e il cosiddetto «palazzo baronale» appartenente ai ricchi baroni Ranalli.

L’edificio più interessante, tra i pochissimi rimasti in piedi, è senz’altro la chiesa, posizionata lungo il ciglio del dirupo meridionale dell’altura. Nonostante sia stata più volte depredata e parte della volta a botte sia crollata distruggendo quel poco rimasto, l’antica bellezza affiora ugualmente dagli stucchi e dagli eleganti affreschi, dai ricchi colori delle decorazioni parietali, dai marmi sfarzosi dell’altare.

Tutti gli altri edifici degni di nota sono stati assediati dalla vegetazione e la casa canonica, di fianco alla chiesa, è occupata da una famiglia che è intervenuta sulla struttura con lavori piuttosto rilevanti.

Non lontano, s’intravedono imponenti palazzi cadenti, dagli architravi nobili e viuzze completamente soffocate dalle erbe.

Nonostante sia ormai la pallida ombra del borgo che fu, è un posto che ha ancora molto da offrire a chi sa cogliere il fascino del silenzio.

 

 

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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