Quando la birra chiama…

Quale migliore occasione di un torrido ed assolato pomeriggio d’agosto per refrigerarsi in un rassicurante birrificio immerso in una periferia industriale ciociara? Un luogo familiare per chi percorre l’Autostrada del Sole: il suo profilo giallo, che si snoda proprio a ridosso della corsia, non passa certo inosservato.

Inaugurato nel 1965 su iniziativa della famiglia tedesca Oetker, che decise di investire nel mercato italiano producendo birra sotto il marchio Prinz-Braü, lo stabilimento di Ferentino contava ben 130 operai all’attivo. L’attività produttiva andò avanti per un ventennio fin quando, a causa delle ingenti perdite economiche, la società non fu costretta a chiudere all’inizio del 1987.

I suoi cinque piani, insieme al colore sgargiante e alle enormi vetrate dalle quali era possibile intravedere i fermentatori, facevano parte di una mossa di marketing che serviva ad attirare l’attenzione dei passanti.

L’unica testimonianza sopravvissuta di attività produttiva si trova proprio al primo piano della torre, tra i grandi fori dove un tempo trovavano spazio i fermentatori da cui scendeva la birra: un pannello di cui controllo, ormai quasi del tutto divorato dalla ruggine, dove  venivano monitorati alcuni passaggi della produzione. Produzione che iniziava appunto dagli ultimi piani della torre, ormai totalmente spogli ed immersi nell’oscurità.

Pur non essendoci ulteriori tracce della passata attività produttiva, il complesso risulta estremamente interessante per la varietà di graffiti, alcuni dei quali sono molto conosciuti tra gli amanti della street art. Soprattutto l’ala degli uffici, quella che fino agli anni 2000 è stata sede di una ditta di trasporti turistici come si può evincere dai documenti trovati all’interno dei locali, è un tripudio di stili e colori, tanto che sembra di essere in una galleria d’arte contemporanea.

Nel prato antistante il blocco principale, si stagliano dei curiosi menhir antropomorfi piuttosto sinistri. Le abitazioni del custode e dei responsabili dello stabilimento invece, non regalano grandi sorprese: a parte qualche resto di mobilio sono per lo più vuote.

Posto vuoto, ma insolito e fotograficamente stimolante.

 

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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