Un campeggio silenzioso

In genere l’ultima cosa che ti aspetteresti sotto una ciminiera industriale è un villaggio vacanze.

Ma lungo la costa dei trabocchi, tra le lunghe scogliere rocciose caratteristiche di questo tratto dell’Adriatico e le colline di acacie e pioppi che risalgono fino al parco della Majella, c’è uno dei più bizzarri esempi di riqualificazione del patrimonio industriale abruzzese. Un paesaggio così variegato attirerebbe orde di turisti, e deve averlo pensato anche chi ha rilevato quest’antica fornace creando un campeggio estivo in un’oasi naturalistica immersa nella pace. Ma andiamo con ordine.

La fornace venne realizzata nel 1875 dai fratelli Ciampoli e, inizialmente, con i suoi 130 operai, si occupava della produzione manuale dei mattoni pieni. Nel 1914 fu realizzato invece il primo impianto di produzione meccanica con la trafila, che permetteva la realizzazione di mattoni forati. La fabbrica intratteneva rapporti commerciali non solo con le regioni confinanti ma anche con l’altra sponda dell’Adriatico, per cui spesso, dal molo di San Vito, partivano navi mercantili cariche di laterizi destinati alla Dalmazia.

L’attività venne interrotta da un’alluvione negli anni Sessanta del secolo scorso, fino alla completa interruzione nel 1975. Negli anni Ottanta venne trasformata in campeggio estivo da un erede della famiglia Ciampoli, ma non sappiamo perché quest’attività non abbia avuto fortuna. Quello che è certo è che fino al 2009 è stata saltuariamente utilizzata per ospitare mostre ed eventi. Oggi è in stato di semi-abbandono.

L’enorme struttura, realizzata con mattoni a vista e copertura lignea a falde, si articola in tre piani: al piano terra si collocano gli ambienti per la lavorazione e per il deposito delle materie prime, ai due piani superiori i locali di essiccazione. Alcune aree hanno naturalmente subito una modernizzazione conseguente al cambio di destinazione. E’ il caso del bar/ristorante al primo piano con il bancone, il forno a legna, il camino ed il listino prezzi delle birre ancora affisso. Anche esternamente i quaranta bungalow bianchi e squadrati in muratura, costruiti a schiera, stonano non poco nel contesto della fabbrica. Delle coperture sono rimaste soltanto le travi dipinte di verde, mentre negli interni qualche sbiadito ricordo dell’arredo originario: zanzariere squarciate, carte da parati sfogliate come pelle seccata dal sole, lavelli e docce che hanno piantato le radici dando vita ad una florida vegetazione.

In una struttura separata, retrostante i bungalow, troviamo cinque piccoli appartamenti, presumibilmente di fascia superiore come sembrano suggerire i rivestimenti. Le mattonelle della pavimentazione, che spiccano per varietà cromatica e decorativa, strappano qualche sorriso per i loro accostamenti audaci, probabile frutto di un piastrellista indeciso che ha unito anche cinque diverse fantasie in uno stesso appartamento. L’intera area, sottoposta a vincolo storico dal 2016, è attualmente in vendita ma, visto lo stato in cui versa, anche questa sembra destinata ad avere un futuro difficile.

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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