La masseria della Vergine di Guadalupe

Tanti i colori che delineano la cornice bucolica di questa masseria. Le distese di papaveri e margherite gialle si estendono a perdita d’occhio su un prato verdissimo, interrotto solo da vigneti e frutteti. Delle nuvole drammatiche su un cielo blu topazio, creano dei giochi di luce che danno origine a sfumature tonali sempre diverse.

Ma tanti sono anche i colori celati all’interno di questa masseria nobiliare, affrescata in ogni sua parte. Sorta intorno all’Ottocento e al centro di una tenuta agricola vastissima, contava diversi edifici abitativi, oltre alle stalle e alle strutture di servizio. E anche oggi non ha perso la sua vocazione agricola: tanto che, dal suo abbandono avvenuto in epoca moderna, i braccianti della zona hanno continuato ad utilizzarla come rimessa e deposito per il raccolto. Per questo non sorprende trovare una piccola cappella al piano terra, gestita come se fosse una stalla. L’altare e la splendida volta stellata è tutto quello che rimane della cappella di famiglia. Una famiglia che doveva essere piuttosto devota, visto che l’immagine stessa della Vergine campeggia nella volta di quello che doveva essere il salone del palazzo.

Senza scale, smurate per arredare qualche casa moderna, e senza alcun appiglio, arrivare al secondo piano non è una passeggiata. Qui, dove ora sono accatastati cesti per la raccolta e attrezzi agricoli, dobbiamo immaginare sontuosi mobili, come quello in legno massello che ancora si trova in una delle camere. Ora c’è un reticolo di cavi in acciaio a farsi spazio nelle varie stanze, essenziale per dar modo all’uva di appassire dopo la raccolta.

Gli affreschi della dimora risalgono alla ristrutturazione iniziata nel 2000, e mai terminata a causa dei continui saccheggi. In questo periodo fu realizzata la riproduzione della Vergine di Guadalupe stampata su un ayate, una delle immagini sacre più famose del Mesoamerica. Un’iscrizione risalente all’ottobre del 2000 ne certifica l’autenticità per mano di Norberto Rivera Carrera, arcivescovo di Città del Messico.

Decisamente più profani gli affreschi alle pareti. Tra questi, una citazione di Baudelaire che richiama l’amore per il mare. Quel mare che dista pochi km dalla tenuta, ma che si perde dietro i campi in fiore del Tavoliere.

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Fotografa professionista, esploratrice incallita e amante della storia e delle storie che anche il rudere più anonimo può raccontare. Profilo Facebook : LINK

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